Aziende vinicole tra Italia e Giappone: 3 semplici consigli per un export di successo

La presenza italiana in Giappone si concretizza in diversi modi: dal più semplice export alla presenza diretta.

Ad oggi, sono relativamente poche le aziende che hanno investito in una presenza stabile in Giappone e, molto spesso, si tratta di colossi all’interno del proprio settore di riferimento. Pensiamo, ad esempio, a Ferrero o Barilla per l’agroalimentare, a Maserati per il settore automobilistico o ad Armani o Prada per il settore della moda.

Queste grandi aziende non sono la regola, ma l’eccezione nel panorama dell’export italiano in Giappone, in cui di solito le relazioni più comuni sono le visite degli export manager un paio di volte l’anno. E le aziende che esportano in questo modo, soprattutto nel settore agroalimentare, spesso sono medio-piccole e tantissime in numero.

Come distinguersi, dunque? E’ possibile puntare a qualcosa di più, a diventare un marchio di spicco nel panorama giapponese? Buone notizie: lo è, eccome.

Oggi vogliamo portarvi un esempio direttamente dal mondo del vino e fare anche qualche nome, partendo dalle terre vicine a noi: le venete Vignalta, Santa Sofia, Beato Bartolomeo da Breganze, Anna Spinato e l’emiliana Terre Cevico, ad esempio, sono solo alcuni dei casi virtuosi di export in Giappone andati particolarmente bene. Vediamo cosa ha funzionato nel loro approccio al mercato e cosa le accomuna.

Il primo elemento fondamentale è stata la selezione dell’importatore: alcuni importatori sono più specializzati di altri in determinate tipologie di prodotti e, quindi, di canali. Queste aziende hanno trovato un importatore le cui caratteristiche rispecchiavano il posizionamento desiderato. Risultato? Il processo di vendita diventa più facile e meno oneroso! Dopotutto, il consumatore locale troverà il prodotto esattamente dove se lo aspettava.

Secondo: l’importatore non è una singola persona, ma un team di italiani con competenze di lingua, cultura e business in Giappone e, ovviamente, personale giapponese. Questo permette di evitare moltissime incertezze, incomprensioni e impasse dovute alla distanza e alla comunicazione interculturale. Inoltre, l’azienda italiana sa di poter contare su una figura esperta di riferimento che può offrirgli consigli ed input di miglioramento nel tempo.

Terzo: ebbene sì, è il marketing. Si tende sempre ad essere troppo sicuri di sè pensando che il Made in Italy si venda da solo. Qualche anno fa forse era così, ma oggi il mercato non ci permette più di pensarla in questo modo. Queste aziende hanno avuto l’acume di investire sulle proprie prospettive di crescita, costruendosela attivamente mattoncino su mattoncino; principalmente attraverso una comunicazione e promozione che passava per eventi fisici, ma oggi sappiamo che anche il digitale è uno strumento potente. Ritorniamo quindi al punto precedente: una figura esperta di riferimento è anche utile per consigliarci gli eventi più in target per poter crescere!

Questa era una panoramica per farti intravvedere un sentiero che funziona.
Quali passi intraprenderai?

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